Sabrina

SABRINA LA MONARCH "IRINA". LA TRAPPOLA INCONSAPEVOLE

SABRINA LA MONARCH “IRINA”.
LA TRAPPOLA INCONSAPEVOLE
COSTRUITA PER INCASTRARE E DISTRUGGERE IL MAGISTRATO PAOLO FERRARO.

[versione youtube con schede ed annotazioni di rinvio ad altri video contenenti prove audio video audio https://youtu.be/9pD13EyT1jA ]


Dopo sei anni di ricostruzioni analisi e dati un ulteriore approfondimento sulle prove audio a disposizione ha prodotto risultati a dir poco sconvolgenti partendo dal solo audio 002. (!).
ABBIATE la cortesia e pazienza di arrivare sino in fondo al breve video e di soffermarvi a riflettere sino in fondo.
Un cemento militar operativo, munito di tecniche strumentazioni e tecnologie, oltrechè di sapere esoterico congiunto, ha gestito senza più nessuna ombra di dubbio la trappola che serviva , richiesta dalla componente deviata della magistratura di Roma e la collegata Silvia Canali, che ha ordito trame molto più profonde di quanto potessi immaginare e ricostruire, a tentare di incastrare e distruggere il magistrato di Cassazione Paolo Ferraro.
Alla Sabrina con strumentazioni e metodologie tipiche di questa struttura segreta veniva attribuita la personalità di Irina , che doveva anche accettare di porre in essere attività pedofile ed efebofile “finalizzate” ad esser filmate e vi è traccia anche di questo.
“Lo devi fare” ed il nome della Monarch attivata IRINA, insufflato, costituiscono la grande novità emersa.
La Sabrina trattata era in missione .. inconsapevole: ” lo devi fare”.
Ora sappiamo anche finalmente il perchè disse a me nel febbraio 2009 “ho detto chi tu sei davvero”. Una frase incompresibile perchè il procedimento aperto su mia denuncia vedeva lei ed il figlio e anche me, per la violazione di domicilio aggravata, parti offese. Ed anche le domande sudi me hanno una spiegazione.
UN sottile dolore che non posso nascondere, coglie la consapevolezza TOTALE di quello che è stato ordito e portato allo scoperto. Una trama inimmaginabile nel più profondo substrato tutta riferita alla cordata Stefano Pesci, Giuseppe Cascini, Silvia Canali e Giovanni Ferrara. IL resto a seguire quando con incredibile intuito avendo registrato capii ed analizzando cominciai a ricostruire.
Ma dal caso Paolo Ferraro siamo risaliti già da tempo ad un impianto nascosto sostanzialmente di destra, come insieme di saperi culture valori e radici, ma di regime al contempo, come la storia insegna.
Un substrato eversivo della legalità democratico repubblicana, aldilà delle irrilevanti coperture ideologico cromatiche e del singolo CASO che riguarda però un not magistrato di Cassazione cui la stessa Silvia Canali era stata messa sotto, per un immondo fine.
Questo cemento operativamente è in grado, tra l’altro (si tratta di un frammento), di trattare, manipolare ed infiltrare tra l’altro, più in particolare, persone di genere femminile, più idonee, come da PROVE PUBBLICHE DIRETTE che non risalgono più solo alle registrazioni del 2008.
Come avvenga la selezione, il progressivo trattamento è noto. Ora è noto anche che si tratta non di mere sperimentazioni di “psico setta militare a “copertura cromatica” rossa, ma di attività gestite in specie da servizi militari, con una idea strategico politica e di gestione sociale chiara.
Ben altro che la gestione cinematografico artistica e musicale o la astratta antropologica raffigurazione di “elite” pervertite, irraggiungibili.
Mentre prosegue incessante il lavoro del CDD di analisi politica e storica qualcuno INTERVENGA per porre rimedio alla più criminale ingiustizia mai ordita in danno di un vero magistrato.

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Cecchignola: fabbrica di una sexual addiction generation ?

Cecchignola: fabbrica di una sexual addiction generation ?Nei brogliacci audio inseriti da Paolo Ferraro in tutta la rete web si sentono bambini e adolescenti coinvolti in attività parafiliache con adulti. Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-IV inserisce la parafilia in un’unica classe di seguenti disturbi sessuali: pedofilia, masochismo sessuale, sadismo sessuale, travestitismo, esibizionismo frotteurismo, feticismo e voyeurismo. La mia sensibilità mi impone di mettere in evidenza che l’abuso sessuale nei bambini e negli adolescenti creano traumi psicologici che si manifestano con disturbi simili a quelli riconoscibili negli adulti. Questi bambini e questi adolescenti traumatizzati generalmente mostrano un elevato stato di allarme, accentuate risposte di trasalimento, maggiore volubilità, scarsa concentrazione e affetti più labili. In questi bambini o adolescenti sono frequenti i disturbi dell’alimentazione, del sonno e dell’apprendimento attraverso un pensiero molto disorganizzato. I pattern affettivi vanno da ansia e panico a preoccupazione e paura, che può apparire in forma più vivida sotto forma di incubi. Questi pattern possono anche essere accompagnati da stati di grande spossatezza e depressione. Gli stati somatici seguono i pattern affettivi, soprattutto quelli associati ad ansia, come aumento del battito cardiaco, tensione muscolare, sintomi gastrointestinali, mal di testa e dolori muscolari. Se poi l’esperienza traumatica ha implicato dolore fisico, quest’ultimo può essere risperimentato in forma dissociata (scissione psichica). I traumi sessuali hanno maggiori probabilità di scatenare sintomi somatici. All’interno di un quadro deontologico il clinico difronte a una denuncia di abusi sessuali contro minori ha degli obblighi di legge da rispettare anche nel caso si trovasse di fronte al dilemma se segnalare o non segnalare il fatto o i fatti all’Autorità Giudiziaria. Il clinico deve quindi attivarsi anche nei confronti di tale rischio; nel caso della Cecchignola questo rischio non esiste poiché le prove audio di Paolo Ferraro sono indiscutibili e incontrovertibili. Oramai la letteratura sembra concorde nel ritenere che i significati delle diverse manifestazioni sintomatologiche della sessualità compulsiva o sexual addiction, al di là degli inquadramenti nosografici, vadano compresi facendo riferimento alle qualità e ai climi dei contesti relazionali all’interno dei quali prima il bambino ora l’individuo è cresciuto. Questi bambini sono destinati a divenire la sexual addiction generation, magari riuscendo a condurre una doppia vita all’insegna della “pantomima sociofamiliare”, una vita caratterizzata dall’esibizionismo di un comportamento esemplare nei confronti della famiglia e dalla parallela e segreta pratica del sesso over all. E’ particolarmente suggestiva l’ipotesi, recentemente avanzata da alcuni studiosi, del “trauma reenactment” (ripetizione del trauma). Le ragioni del comportamento sessuale compulsivo risalirebbero, secondo questi studiosi, ad abusi sessuali, fisici e psicologici subiti durante l’infanzia. Sembra che in queste situazioni il bambino, oltre ad essere fatto oggetto di violenza, sembra anche farsi carico della colpa dell’aggressore attraverso il classico fenomeno identificativo. La confusione vissuta dal bambino è, in tal senso, tra il linguaggio della tenerezza in un certo senso pre-concepita dal piccolo e il linguaggio della passione drammaticamente sperimentata come violenza. Ecco che durante il percorso terapeutico diventa importante anzi fondamentale, in queste situazioni, operare a partire dalla ricostruzione e risignificazione degli ambienti all’interno dei quali il bambino è vissuto, soprattutto se traumatici. In Italia comunque possiamo stare tranquilli, forse. Infatti esistono due centri a Roma che si occupano di sexual addiction: uno è il Centro per le Dipendenze Affettive e Sessuali presso l’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie (ISP) di Roma, che si occupa di ricerca clinica delle dipendenze relazionali (si avvale dell’ausilio di psichiatri, medici e avvocati), guidato da Filippo Petruccelli e l’altro è il Centro di Ricerca e Trattamento per la Dipendenza Sessuale (CeDiS) di cui è responsabile Tonino Cantelmi. Tonino Cantelmi è stato tra i primi ricercatori italiani a studiare la personalità di questi soggetti e sottolinea come la dipendenza sessuale sia sostanzialmente una relazione disturbata col sesso, attraverso la quale la persona allevia lo stress, fugge da sentimenti negativi o dolorosi e dalle relazioni intime che non è capace di gestire. Quindi T. Cantelmi afferma che per questi soggetti la relazione sessuale diventa il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacrificato. Inoltre sempre a Roma sono attivi gruppi di autoaiuto e diversi gruppi di ricerca guidati sempre da Tonino Cantelmi presidente dell’Associazione Italiana per la Ricerca in Psicoterapia Cognitivo-Interpersonale.


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Nei brogliacci audio inseriti da Paolo Ferraro in tutta la rete web si sentono bambini e adolescenti coinvolti in attività parafiliache con adulti. Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-IV inserisce la parafilia in un’unica classe di seguenti disturbi sessuali: pedofilia, masochismo sessuale, sadismo sessuale, travestitismo, esibizionismo frotteurismo, feticismo e voyeurismo. La mia sensibilità mi impone di mettere in evidenza che l’abuso sessuale nei bambini e negli adolescenti creano traumi psicologici che si manifestano con disturbi simili a quelli riconoscibili negli adulti. Questi bambini e questi adolescenti traumatizzati generalmente mostrano un elevato stato di allarme, accentuate risposte di trasalimento, maggiore volubilità, scarsa concentrazione e affetti più labili. In questi bambini o adolescenti sono frequenti i disturbi dell’alimentazione, del sonno e dell’apprendimento attraverso un pensiero molto disorganizzato. I pattern affettivi vanno da ansia e panico a preoccupazione e paura, che può apparire in forma più vivida sotto forma di incubi. Questi pattern possono anche essere accompagnati da stati di grande spossatezza e depressione. Gli stati somatici seguono i pattern affettivi, soprattutto quelli associati ad ansia, come aumento del battito cardiaco, tensione muscolare, sintomi gastrointestinali, mal di testa e dolori muscolari. Se poi l’esperienza traumatica ha implicato dolore fisico, quest’ultimo può essere risperimentato in forma dissociata (scissione psichica). I traumi sessuali hanno maggiori probabilità di scatenare sintomi somatici. All’interno di un quadro deontologico il clinico difronte a una denuncia di abusi sessuali contro minori ha degli obblighi di legge da rispettare anche nel caso si trovasse di fronte al dilemma se segnalare o non segnalare il fatto o i fatti all’Autorità Giudiziaria. Il clinico deve quindi attivarsi anche nei confronti di tale rischio; nel caso della Cecchignola questo rischio non esiste poiché le prove audio di Paolo Ferraro sono indiscutibili e incontrovertibili. Oramai la letteratura sembra concorde nel ritenere che i significati delle diverse manifestazioni sintomatologiche della sessualità compulsiva o sexual addiction, al di là degli inquadramenti nosografici, vadano compresi facendo riferimento alle qualità e ai climi dei contesti relazionali all’interno dei quali prima il bambino ora l’individuo è cresciuto. Questi bambini sono destinati a divenire la sexual addiction generation, magari riuscendo a condurre una doppia vita all’insegna della “pantomima sociofamiliare”, una vita caratterizzata dall’esibizionismo di un comportamento esemplare nei confronti della famiglia e dalla parallela e segreta pratica del sesso over all. E’ particolarmente suggestiva l’ipotesi, recentemente avanzata da alcuni studiosi, del “trauma reenactment” (ripetizione del trauma). Le ragioni del comportamento sessuale compulsivo risalirebbero, secondo questi studiosi, ad abusi sessuali, fisici e psicologici subiti durante l’infanzia. Sembra che in queste situazioni il bambino, oltre ad essere fatto oggetto di violenza, sembra anche farsi carico della colpa dell’aggressore attraverso il classico fenomeno identificativo. La confusione vissuta dal bambino è, in tal senso, tra il linguaggio della tenerezza in un certo senso pre-concepita dal piccolo e il linguaggio della passione drammaticamente sperimentata come violenza. Ecco che durante il percorso terapeutico diventa importante anzi fondamentale, in queste situazioni, operare a partire dalla ricostruzione e risignificazione degli ambienti all’interno dei quali il bambino è vissuto, soprattutto se traumatici. In Italia comunque possiamo stare tranquilli, forse. Infatti esistono due centri a Roma che si occupano di sexual addiction: uno è il Centro per le Dipendenze Affettive e Sessuali presso l’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie (ISP) di Roma, che si occupa di ricerca clinica delle dipendenze relazionali (si avvale dell’ausilio di psichiatri, medici e avvocati), guidato da Filippo Petruccelli e l’altro è il Centro di Ricerca e Trattamento per la Dipendenza Sessuale (CeDiS) di cui è responsabile Tonino Cantelmi. Tonino Cantelmi è stato tra i primi ricercatori italiani a studiare la personalità di questi soggetti e sottolinea come la dipendenza sessuale sia sostanzialmente una relazione disturbata col sesso, attraverso la quale la persona allevia lo stress, fugge da sentimenti negativi o dolorosi e dalle relazioni intime che non è capace di gestire. Quindi T. Cantelmi afferma che per questi soggetti la relazione sessuale diventa il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacrificato. Inoltre sempre a Roma sono attivi gruppi di autoaiuto e diversi gruppi di ricerca guidati sempre da Tonino Cantelmi presidente dell’Associazione Italiana per la Ricerca in Psicoterapia Cognitivo-Interpersonale.

di Marco Attard 


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